Leggere libri non serve a diventare migliori. Serve a ricordarsi che esistono altri modi di stare al mondo.
Ogni storia ti presta un corpo diverso, un respiro diverso, un errore che non è il tuo ma potresti capire benissimo. Ti allena all’empatia, quella vera, che non ha niente a che fare con i buoni sentimenti ma con l’attenzione — quella che concedi a una pagina prima ancora che a una persona.
Perché chi legge sa ascoltare anche quando non gli conviene. Sa restare gentile anche quando tutto spinge al cinismo.
E la stranezza, quella, viene di conseguenza: è il prezzo da pagare per vedere il mondo con occhi non tuoi e tornare comunque te stessa.